Elio Colavolpe

Elio Colavolpe, nasce a Milano il 15 marzo 1965.

Dopo aver studiato fotografia, collabora con diverse agenzie fotografiche fino al 1999, anno in cui  fonda, in team, l’agenzia Emblema. Negli anni copre i principali avvenimenti di attualità  in Italia e all’estero.  “Cerco di utilizzare la fotografia come un mezzo investigativo per raccontare storie legate alle vicende umane e al loro territorio. Quando ne ho l’opportunità, amo lavorare su progetti a lungo termine”.

Corrispondente estero in Afghanistan nel 2001; Iraq, 2003, Israele e Palestina, 2004; Chernobyl, 2004; Libia 2011; Siria, 2012 ha ricevuto per i suoi reportage nelle zone di guerra in scenari internazionali, il Premio Antonio Russo (2008) e il Premio Giornalistico “Marco Luchetta – Ota Award” (2012), per le migliori immagini del video “Allah Akbar – Win or Die”, sulla fine del regime di Gheddafi in Libia.

Chernobyllians

26 aprile 1986, 1.23 a.m., il reattore n.4 della centrale nucleare di Chernobyl esplode. E’ la più grande catastrofe ambientale mondiale di tutti i tempi. L’allarme di evacuazione verrà dato soltanto 36 ore dopo, quando aria e terra saranno già indelebilmente contaminate.

Pripyat, 50.000 abitanti, il villaggio più vicino alla centrale, costruito per essere l’isola felice per i lavoratori e loro famiglie, conosce i primi morti, vittime del silenzio sovietico che si consuma nel dramma dei liquidatori, mandati a spegnere l’incendio senza alcuna precauzione. Moriranno in pochi giorni, da clandestini, strappati ai propri cari.

A quasi trent’anni di distanza tutto è come allora, immobile. Le case conservano ancora foto di famiglia e ricordi personali di chi non li ha portati con sé, nella falsa promessa di un breve esilio e un imminente ritorno. Istantanee di villaggi e popoli fantasma: i “chernobylliani”,( così vengono accomunati russi, bielorussi, ucraini, ceceni).

I prodotti della terra sono ancora contaminati, ma l’estrema povertà non da alternative: chi non li consuma, li vende.

Per molti bambini la propria casa, dalla nascita, è l’ospedale di Gomel, ricoverati per tumore o disturbi alla tiroide. Chernobyl ogni anno “vive” il giorno dell’anniversario,in un impalpabile rito di retorica e superficialità. Sugli effetti e i rischi reali, sulle mutazioni in atto, il silenzio rimane sovrano.