Elio Colavolpe

Elio Colavolpe, nasce a Milano il 15 marzo 1965.

Dopo aver studiato fotografia, collabora con diverse agenzie fotografiche fino al 1999, anno in cui  fonda, in team, l’agenzia Emblema. Negli anni copre i principali avvenimenti di attualità  in Italia e all’estero.  “Cerco di utilizzare la fotografia come un mezzo investigativo per raccontare storie legate alle vicende umane e al loro territorio. Quando ne ho l’opportunità, amo lavorare su progetti a lungo termine”.

Corrispondente estero in Afghanistan nel 2001; Iraq, 2003, Israele e Palestina, 2004; Chernobyl, 2004; Libia 2011; Siria, 2012 ha ricevuto per i suoi reportage nelle zone di guerra in scenari internazionali, il Premio Antonio Russo (2008) e il Premio Giornalistico “Marco Luchetta – Ota Award” (2012), per le migliori immagini del video “Allah Akbar – Win or Die”, sulla fine del regime di Gheddafi in Libia.

Afghanistan, un paese ancora in guerra

Il 7 ottobre del 2001 gli Stati Uniti annunciano l’inizio delle operazioni militari in Afghanistan, avendo “prove chiare e schiaccianti” del coinvolgimento della rete terroristica di Al Qaeda negli attentati dell’11 settembre alle Torri Gemelle.

Ma la “vera” guerra, di terra, sarà combattuta via terra, dai mujaheddin, combattenti di vari gruppi afghani, una volta nemici tra loro, poi riunitisi nella lotta contro i talebani, per la riconquista del proprio paese. Un esercito “locale”, quello del Fronte Islamico per la Salvezza dell’Afghanistan, meglio conosciuto in Occidente come l’Alleanza del Nord.

Questo reportage racconta di molti giovani che hanno sostituito i libri alle armi e il desiderio di un futuro diverso che può passare solo attraverso la sconfitta del regime talebano. E’ un diario dei primi combattimenti avvenuti tra le montagne nel Nord Afghanistan, tra le provincie di Taloqan e Kunduz.

A distanza di oltre dieci anni dall’inizio della guerra e dalle prime elezioni presidenziali democratiche che hanno eletto Karzai si sta ultimando il ritiro degli eserciti delle forze di coalizione (Stati Uniti ed Europa) in una terra che è ancora instabile e con un futuro incerto.